Emersione della coscienza storica, di Fabio Benincasa

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Curva di oblio ed emersione della coscienza storica nell’opera di Corrado Delfini

L’idea forte di emersione di una traccia al tempo stesso visuale e mnestica sembra marcare potentemente la più recente evoluzione della pittura di Corrado Delfini. La tensione metamorfica fra forma e colore, lungi dallo scivolare verso l’indeterminatezza o la tentazione informale, si trascende strutturandosi verso la figurazione, pur senza alcuna necessità di raggiungerla pienamente, in un procedimento di infinita apertura. L’attenzione al gesto e al materico delle compatte campiture di colore lasciano spazio a fratture di percorsi labirintici e a interzone ambigue che si ricoprono di ingranaggi e rottami, o piuttosto della loro ombra di oggetti solidi, usati come mascherina per imprimere e sviluppare un’impronta sulla tela.

Questa ricomposizione quasi radiografica della realtà intercetta echi nostalgici e memoriali, non solo quelli di una supposta “fine della storia” e il disamore per le promesse di una modernizzazione che si è trasformata in distopia, ma anche quelli derivanti dalla fine delle illusioni sulla possibilità un rapporto diretto tra arte e completezza dell’esistenza umana. La visione di Corrado Delfini è destinata così a rimanere lucida ma liminale, integra ma bloccata su una soglia che testimonia della necessità di ricomporre i pezzi della società post-industriale solo per riconoscerne l’inutilità, lo slancio razionalista ormai esaurito nell’infinita coazione di una produzione immediatamente obsolescente.

Nell’arte contemporanea, il rapporto artistico tra il soggetto e l’Altro, o meglio tra il soggetto e la catena significante, si muove sempre più in senso sincronico e orizzontale. L’artista rifiuta un senso diacronico in cui le esperienze passate, rimosse e rigettate dalla coscienza, giacciono semplicemente fuori campo nell’attesa di essere evocate dall’esperienza creativa. Il soggetto artistico non è altro che la labile intermittenza tra due significanti, legati in una catena di rimandi infinita. Esso è quindi sempre “altro da sé” che si sostanzia in un irriducibile atto di sottrazione. La nostalgia che permea le opere di Delfini non è dunque rivolta all’esperienza di un passato mai più recuperabile e neppure a un’utopistica ansia di ricomposizione del futuro.

Al centro focale delle dagherrotipie di ingranaggi e labirinti di Delfini sembra esserci una riflessione contemporanea sullo stretto legame fra ricordo e oblio. In Funes el memorioso, il suo celebre racconto apparso nella raccolta Finzioni (1944), lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, descriveva un uomo dalla memoria prodigiosa e incapace di dimenticare alcunché. “Aveva imparato senza fatica l’inglese, il francese, il portoghese, il latino. Sospetto, tuttavia, che non fosse molto capace di pensare. Nel modo sovraccarico di Funes non c’erano che dettagli, quasi immediati”. In questo mondo di dettagli immediati, l’oblio, l’obsolescenza, diventa una necessità per lasciare spazio al pensiero strutturato e soprattutto all’idea di una coscienza storica che situi finalmente l’artista e il suo pubblico in una prospettiva evolutiva. L’ossessivo horror pleni del dettaglio degli ingranaggi rimanda appunto a questa impossibilità di cadere oltre la curva di oblio, di dimenticare e di pensare che costituiscono gli incubi della società contemporanea.

Nel linguaggio quotidiano il ricordo e la memoria si orientano su esperienze che gli individui hanno della loro stessa vita, mentre la coscienza storica sorge per tematizzare il passato collocandolo in asse con i possibili sviluppi del futuro, al di là dei limiti della vita soggettiva. Tuttavia, sia il ricordo personale, su cui si edifica mentalmente la soggettività, che lo sguardo che si spinge oltre i limiti di durata della propria vita, verso il passato e il futuro, sono due facce della stessa medaglia: gli esseri umani tendono a superare, nella consapevolezza del proprio valore e nell’orientamento temporale della propria prassi esistenziale i limiti di durata della propria vita, ossia a trascendere per lo meno tendenzialmente la morte nella vita del proprio presente. La funzione estetica-immaginativa oltre che morale dell’arte di Delfini risiede dunque proprio nella possibilità di fare spazio nell’oblio fino a lasciare intuire l’emersione di una collettiva presa di coscienza.

Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
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