Assenze antropomorfiche, di Lorenzo Canova

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Assenze antropomorfiche: Pittura, geometria e materia di Corrado Delfini

La pittura di Corrado Delfini è stata segnata da un viaggio attraverso la materia e la rarefazione, in una sublimazione in cui il dato iconico viene declinato in forme nuove, dopo essere stato inizialmente annullato nel flusso della pittura e nella sua stratificazione concentrata in un acceso materismo cromatico di matrice informale. Lentamente l’elemento figurativo si è fatto strada all’interno di una tessitura gestuale e di una visione molto densa della pittura fatta di campiture robuste: in questo contesto, Delfini ha inserito il suo interesse per il recupero delle cose, la sua azione di riscoperta e di assemblaggio di oggetti anonimi e apparentemente senza senso. Così la sua pittura si è alleggerita, divenendo più liquida e perdendo di spessore tattile, in una struttura dove, seguendo una tradizione della modernità, l’artista usa le colature come strumenti linguistici, trattando i suoi montaggi e le sue composizioni con la tecnica del “risparmio” che lascia scoperto il supporto e utilizzando i suoi rottami come mascherine scelte spesso come veri e propri schermi per il colore dato a spray prima delle meditate sovrapposizioni delle pennellate.

Il ciclo realizzato per questa mostra, composto di opere perlopiù recentissime, si presenta come fondato su un nuovo senso del rigore compositivo, come se Delfini volesse ridare ordine alla dispersione caotica del mondo coi suoi accumuli di cose gettate nell’oblio.

Il pittore traccia dunque perimetri geometrici che ricompongono tutto in nuovi circuiti e in nuovi tracciati meccanici o elettrici, dove l’assenza delle cose è ancora più evidente per la loro mancanza di funzionamento reale e dove le astrazioni industriali si scoprono come drammatici segni dello smarrimento delle antiche visioni progettuali, ancora più stridenti nella loro parafrasi pittorica messa in atto dall’artista.

Con una visione distopica non ignara di una certa fantascienza, Delfini giunge poi a costruire delle misteriose e post umane figure che riecheggiano corpi umani, dove l’antropomorfismo è incentrato sulle forme di androidi senza volto, composti da pezzi meccanici a cui l’artefice-artista dà senso e forma per ritrovare una parvenza umana dopo un’apocalisse possibile, dopo un ipotetico disastro che potrebbe avere cancellato le tracce di vita sulla terra lasciando dietro di sé solo una desolazione fatta di frammenti e di detriti.

Le figure di Delfini si stagliano così come emblemi inquietanti ed enigmatici di un futuro possibile, come robot che ricompongono un mondo oramai in frantumi, dove la mano dell’artista cerca di trovare una strada nel deserto e nel disordine, sprazzi di armonia nella pioggia di scorie di un cosmo senza più regole comprensibili, nell’esplosione tellurica di un pianeta in cui anche la vita sembra essere scomparsa per essere sostituita dalla sua replica meccanica, dalle impronte e dai simulacri biomeccanici di un’umanità riprogettata dalla mano dell’artista e sospesa tra l’oblio della sparizione e la speranza della rinascita.

Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma