Corrado Delfini, di Claudia Quintieri

Il progresso dalla medicina, che ha visto un’accelerazione esponenziale dai primi del novecento ad oggi, ha portato ad un abbassamento della mortalità con un consequenziale innalzamento dell’età media, tanto che, oramai, siamo più di 7 miliardi di persone nel mondo, in una previsione di crescita tale che la popolazione mondiale dovrebbe superare gli 8,5 miliardi nel 2030. Questa impennata demografica diminuisce lo spazio vitale che ognuno di noi occupa e fa sì che tutto ciò che noi produciamo, utilizziamo, gettiamo via, diventi di proporzioni esorbitanti. Al progresso della medicina, si affianca il progresso tecnologico sfruttato soprattutto da un capitalismo feroce che fagocita le nostre capacità di scelta individuale. Siamo completamente in balia delle pubblicità, spesso accompagnate da messaggi subliminali, della mentalità del gettar via e ricomprare, della ricerca di ottenere e possedere sempre di più, senza pensare alle conseguenze, già catastrofiche. Tutto ciò genera una quantità di rifiuti che, per la maggior parte non vengono e non verranno smaltiti. Una scoperta eccezionale è stata fatta dal biologo statunitense Craig Venter che, insieme alla sua equipe, nel 2016, ha creato il primo batterio sintetico con un DNA. Questo batterio ha, ad esempio, la capacità di distruggere materiali inquinanti come il petrolio, preludendo ad un possibile futuro di rigenerazione mondiale da questo punto di vista. Ma il problema dei rifiuti esiste ancora e si accompagna all’incessante perdita di individualità delle persone che si fanno imbrigliare in un mondo di apparenza e spreco. La pittura di Corrado Delfini vuole denunciare tutto ciò attraverso la presa di coscienza di una situazione al limite, che va nella direzione dell’autodistruzione del Pianeta Terra. Le figure che rappresenta e che si sublimano generando una tensione verso l’astrazione, sono la resa in pittura di materiali riciclabili, metallici, di plastica, di varie forme e dimensioni. Queste figure vengono incastonate in composizioni dai contorni possenti, spesso neri, che le ingabbiano e le portano nel terreno di una drammaticità espressa in una coercizione, da cui sembra non si possa uscire. Intorno alle figure, distese di pigmenti omogenei. Il confine fra immagine e campiture omogenee si fa preponderante nella gestione esperenziale della materia: attraverso le forme circoscritte e delimitate si percepisce l’impossibilità di sfuggire alla decadenza dovuta alla superficialità del genere umano, in previsione di un crollo sociale in un prossimo futuro, crollo quasi inesorabile; mentre le campiture di colore, ampie, intense, dense, suggeriscono la speranza di una rinascita. E si parla non solo dell’uomo globale che può arrendersi o reagire, ma anche del singolo individuo, molte volte chiuso nel prorpio egoismo, che può, arrendersi o reagire. Così, a tratti, si possono cogliere figure umane, ma quasi robotiche, a ben vedere, all’apparenza, inumane. Il gesto è calibrato, studiato, e poi ad un certo punto si libera, diventa di pancia. La tavolozza dei colori di Delfini è ampia: rosso, azzurro, verde, nero, blu, giallo, bianco. La libertà interpretativa delle sue creazioni affianca motivi geometrici a raffigurazioni di materiali e a profili umani, in una composizione studiata, ma mai del tutto equilibrata, anzi il preponderare di uno o diversi elementi spesso è la chiave per addentrarsi in quel gioco immaginifico che stupisce.

Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma