Periferic, di Ilaria Bandini

Nessun tipo d’arte può dare un’emozione se non vi si mischi una parte di realtà. … La rende leggibile; ne illumina il significato, schiude la sua realtà profonda, essenziale, alla sensibilità che è la vera intelligenza.
Jean Fautrier

Questa mostra chiude un percorso pittorico iniziato cinque anni fa, dove lo spazio meccanico è stato percorso, analizzato, sviscerato fin nelle sue più piccole componenti e abbiamo visto figure meccaniche deambulare sgocciolanti e imponenti, testimoni ingombranti della transitorietà dell’oggetto nel tempo in uno spazio immobile e predeterminato: la città. Nel ciclo Periferic resta dominante la tematica del riciclo tanto cara a Delfini e a molti contemporanei; inserendo nell’opera oggetti solo apparentemente privi di soggettività, l’artista dà corpo alla macchia del mondo. In un efficacissimo incontro/scontro di tinte decise, accanto agli smalti industriali e all’acqua, i colori acrilici e gli olii riportano il pittore alla sua formazione. L’impatto estetico dell’opera è immediato: una sintesi cromatica e geometrica suggestiva. Punta sulle linee nette, dosa sapientemente i vuoti e i pieni in soluzioni coloristiche tutt’altro che consuete. A partire dall’osservazione di più metropoli, Corrado riceve la più sentita ispirazione dalla sua città natale, di cui manifesta chiara la nostalgia nei confronti del vicino passato di rinascita industriale di qualche decennio or sono. Nello specifico, lo scenario è quello della periferia romana, fatta di fabbriche, di rumori, di odori. Un contesto suburbano vitale, operoso, del quale Delfini assorbe la natura e interpreta, col passare del tempo, i cambiamenti sociali e culturali.

Un percorso sensoriale rievocato direttamente da personali visioni che l’artista riporta sulla tela per mezzo di una pittura corposa, densa, stratificata. Tutta la bellezza di una materia che viene voglia di toccare, seguire nelle sue increspature, poi liscia, poi liquida, evanescente. Allontanarsi per ricostruirne la forma, abbandonarsi all’odore del medium stesso sulla tela che è richiamo di memoria, accogliere il rumore metallico dell’ingranaggio meccanico in procinto di riaccendersi. Nel segno che si libera dal suo compito rivelativo risiede il gesto dell’artista, generato da un ordine mentale preciso, sintomatico della propria emozione della realtà, vissuta come privazione del valore che investe l’umanità. Guidando l’esperienza del recupero in quella della pittura, l’artista è fermo su uno dei temi amari del dibattito generale. Il paragone è dichiarato tra la città vecchia e la nuova, oggi che il concetto etico del lavoro è mutato rispetto agli anni settanta e ottanta. Lo choc innesca la reazione e permette noi di fruire delle intuizioni personali ricevute dall’artista, nello spazio irripetibile del suo mondo di forme e materia.

Conferma Delfini «Ho nostalgia del paesaggio urbano degli anni della grande espansione industriale che ho vissuto; un periodo circoscritto, ma d’oro per me, pregno di significato che torna prioritario nella passione con cui realizzo questo nuovo ciclo, oggi. Ho visto le stesse fabbriche crescere maestose e impietosamente chiudere. Una ferita aperta in un confronto schiacciante: l’uomo ha reso velocissimo un processo che ha annichilito per primo se stesso, trascinato in un vortice che non è stato in grado di controllare. Il benessere è venuto a mancare e in città si respira una forte tensione. Tutto questo è deprimente».

Come la calviniana Maurilia, città invisibile di periferia immaginata a partire da una riconoscibile affiorante dall’oblio dei ricordi, la città nuova di Delfini prende vita dalla cassettiera dove ha disposto ordinate le impressioni che della vecchia Roma ricorda e vuole trattenere; impressa nella mente come una cartolina, nella successione di ricordi ancora tangibili che idealmente ripercorre. Essa non si è fermata e non è ancora in movimento: rappresenta la sospensione dalla frenesia di una città pronta ad accendersi, a rivelarsi sotto una nuova luce e da una diversa prospettiva. La memoria diventa desiderio che conduce la creatività e la sensibilità artistica verso un luogo futuro e possibile. La mano che segue la geometria di un progetto dinamico, si scopre in corso d’opera guidata dall’istinto più che dalla ragione. Ogni quadro è uno spazio vivo: lo studio e l’inconscio si uniscono nel gesto che è atto vitale promosso dall’input ricevuto. Corrado Delfini, artefice libero della creazione, si abbandona allo stimolo della realtà che vive, che ha vissuto e percepito, reinventandola. La concettualità dell’arte si lascia andare alla propria sostanza. Il recupero imprime nuova vita ai pezzi meccanici attraverso le forme, ma il regalo è scambiato poiché nuove forme acquisiscono consistenza propria mediante la meticolosa giustapposizione di corpi rigidi operata entro il perimetro dall’intelletto dell’artista. L’avventura è totale e conta sulla sua profonda acquisizione della materia trattata nonché di quegli elementi specifici utilizzati come codice: impronte, profili e sagome di utensili, scarti industriali già decontestualizzati da un mondo in dissoluzione, su cui l’occhio si ferma ma non riconosce che per la traccia mnemonica appresa. L’immaginazione dell’artista, innescata da un pensiero reale trasfigurato, rinnovato esteticamente sulla base di un ordine intellettuale soggettivo, accoglie il caso e si abbandona al colore. La sua visione indiscutibile indaga e invita a riflettere sul nostro tempo e sulla nostra condizione, di cui la città, il luogo in cui viviamo, costituisce grande parte. In una prospettiva problematica, non muta l’impegno esistenziale di Delfini nei confronti di una pittura che esprime le riflessioni non soltanto dell’artista che persevera dentro questa, ma dell’uomo che, impossibilitato ad abitare lo spazio in un tempo diverso da quello in cui vive, ne concepisce uno nuovo sulla base di quello trascorso. Ponendo ordine alla disperazione dei rottami surreali dei suoi ricordi nella sperimentazione, la ricerca espressiva è condotta a compimento.

Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma
Corrado Delfini è un pittore concettuale di arte contemporanea a Roma